Da quando Broadcom ha acquisito VMware, molte PMI si sono trovate con licenze perpetue non più rinnovabili, abbonamenti obbligatori e preventivi moltiplicati. La domanda non è più "se" guardare altrove, ma "come" farlo senza fermare l'azienda. Proxmox VE è l'alternativa che propongo più spesso: qui ho messo a confronto le due piattaforme. In questo articolo parlo solo della migrazione vera e propria.
La buona notizia: dalla versione 8.2 Proxmox VE include un importatore che si collega direttamente a ESXi e porta le VM con pochi clic. La cattiva: l'import è la parte facile. Le sorprese arrivano dopo, al primo avvio.
1. Inventario prima di tutto
Per ogni VM annota:
- sistema operativo e versione, CPU, RAM, dischi (dimensione reale occupata, non solo allocata)
- tipo di firmware: BIOS o EFI (va replicato su Proxmox, altrimenti la VM non parte)
- indirizzi IP statici, VLAN, eventuali MAC address legati a licenze
- snapshot presenti (vanno consolidati prima)
- software con licenza legata all'hardware: gestionali, CAD, chiavette virtuali, dongle USB
- dipendenze: quale VM deve partire prima di quale, cosa si ferma se una VM è spenta
Da qui nasce l'ordine della migrazione: prima le VM meno critiche, per imparare, poi i servizi importanti in una finestra concordata.
2. Preparare Proxmox
- Storage dimensionato con margine: durante la migrazione i dati esistono in due posti.
- Bridge di rete con le stesse VLAN di ESXi (in Proxmox si usa un bridge VLAN aware e il tag sulla scheda della VM).
- Backup funzionante prima di migrare la prima VM: Proxmox Backup Server è la scelta naturale.
- La ISO dei driver virtio-win caricata nello storage, pronta per le VM Windows.
3. Preparare le VM su ESXi
Windows
Il passo che evita metà dei problemi: installa i driver VirtIO dentro Windows mentre la VM è ancora su VMware. Monta la ISO virtio-win e lancia l'installer: così al primo avvio su Proxmox il sistema ha già i driver per disco e scheda di rete.
Annota la configurazione IP: Windows vede la nuova scheda di rete come un dispositivo diverso e la vecchia configurazione resta legata a quella VMware, ormai invisibile.
Linux
I driver VirtIO sono già nel kernel. Il problema è il nome della scheda di rete: su VMware è tipicamente ens192, su Proxmox diventa ens18. Se la configurazione di rete usa il nome, la VM parte senza rete. Controlla /etc/network/interfaces, Netplan o NetworkManager prima di spegnere.
Tutte
- Consolida gli snapshot.
- Disinstalla VMware Tools dopo la migrazione (su Windows) o sostituisci
open-vm-toolsconqemu-guest-agent(su Linux). - Spegni la VM in modo pulito: l'import da una VM accesa non è consistente.
4. L'import
Da Datacenter → Storage → Add → ESXi aggiungi l'host VMware con le sue credenziali. Nello storage compare l'elenco delle VM: selezioni, scegli storage di destinazione, bridge e formato, e parte la copia.
Alternative quando l'import diretto non è possibile:
# da un export OVF
qm importovf 120 /mnt/export/server-gestionale.ovf local-zfs
# da un singolo disco VMDK copiato a mano
qm disk import 120 /mnt/export/server-gestionale.vmdk local-zfs
Consigli pratici:
- Connettiti all'host ESXi direttamente, non a vCenter: passando da vCenter l'import è molto più lento.
- Per le VM grandi calcola i tempi sulla rete reale: 1 TB su 1 Gbit sono circa tre ore nel migliore dei casi.
- Se hai tante VM con dischi enormi, valuta il live import: la VM parte su Proxmox mentre i dati vengono ancora copiati. Riduce il fermo, ma se la copia si interrompe perdi quanto scritto nel frattempo. Da usare con un backup fresco.
5. Il primo avvio
Windows: il trucco del disco SATA
Se non hai installato i driver prima, Windows va in schermata blu con INACCESSIBLE_BOOT_DEVICE perché non vede il disco VirtIO. Soluzione:
- collega il disco di sistema come SATA e fai partire la VM;
- aggiungi un piccolo disco temporaneo VirtIO SCSI e installa i driver da virtio-win;
- spegni, ricollega il disco di sistema come SCSI con controller VirtIO SCSI single, rimuovi quello temporaneo.
Poi: scheda di rete VirtIO, qemu-guest-agent installato e abilitato nelle opzioni della VM, IP riconfigurato.
Licenze
Cambiando hypervisor cambia l'hardware virtuale, e Windows può chiedere la riattivazione. Stesso discorso per i software con licenza legata all'hardware: se usano il MAC address, reimpostalo uguale nella scheda di rete della VM. Meglio saperlo prima e avere a portata di mano i contatti del fornitore del gestionale.
Linux
Sistema la rete se non l'hai fatto, installa e abilita qemu-guest-agent, verifica che fstab non punti a dispositivi con nomi diversi (con UUID non c'è problema).
6. Collaudo e piano di rientro
Per ogni VM migrata: servizi attivi, accesso degli utenti, stampa, backup notturno riuscito, prestazioni. Solo dopo qualche giorno di funzionamento regolare si liberano le risorse su ESXi.
Il piano di rientro è semplice: la VM originale resta su ESXi, spenta e intatta, finché quella nuova non ha superato il collaudo. Se qualcosa va storto, si spegne la copia su Proxmox e si riaccende l'originale. Nessun rischio sui dati, a patto di non far lavorare gli utenti su entrambe.
Quanto tempo serve
Per una PMI tipica, 5–15 VM su uno o due host, il lavoro si divide così: una o due giornate di inventario e preparazione, la migrazione vera in una o due finestre serali o nel fine settimana, e una settimana di osservazione. La parte che richiede più esperienza non è l'import: sono le licenze, le dipendenze tra servizi e il disco di sistema di Windows che non parte alle 23 di sabato.
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