Per trent'anni la postazione di lavoro aziendale ha avuto una sola forma: un PC con Windows e Office. Negli ultimi due anni in Europa qualcosa si è mosso davvero. Governi regionali, ministeri, città ed eserciti stanno riducendo la dipendenza da Microsoft, e non per ideologia. I motivi sono tre, e riguardano anche una PMI: costi delle licenze in continua crescita, controllo su dati e fornitori, hardware perfettamente funzionante che Windows 11 non supporta più.
In questo articolo guardo cosa sta succedendo, cosa è andato bene e cosa no, e perché un sistema Linux costruito su misura può essere una risposta concreta anche per un'azienda di dieci o cinquanta persone. Come esempio uso Corehop, la distribuzione che abbiamo costruito in Coreway.
Cosa sta succedendo in Europa
Schleswig-Holstein: il caso più avanzato
Il Land tedesco ha portato la posta di tutta l'amministrazione da Exchange e Outlook a Open-Xchange e Thunderbird: circa 44.000 caselle, migrate in sei mesi e completate nell'autunno 2025. A dicembre 2025 il governo regionale ha comunicato che quasi l'80% delle postazioni (esclusa l'amministrazione fiscale) usa LibreOffice al posto di Office, con oltre 15 milioni di euro l'anno di licenze risparmiate e 9 milioni di investimento una tantum previsti per il 2026. Il passaggio a Linux sul desktop è il passo successivo, non ancora completato.
Non è stato indolore: nel 2025 procuratori e presidenti dei tribunali hanno denunciato gravi disagi nel lavoro quotidiano, e il ministro competente si è scusato pubblicamente. È una lezione utile, ci torno sotto.
Francia: da Lione allo Stato centrale
- Lione sta sostituendo Office con una suite open source, con un costo per utente stimato intorno ai 60 euro contro i 300–350 di Microsoft 365, e procede per gruppi di qualche centinaio di postazioni al mese.
- La Gendarmerie nationale usa da quasi vent'anni postazioni Linux (GendBuntu). Nel 2026, in un'audizione parlamentare, ha parlato di centinaia di milioni risparmiati e di circa mille postazioni Windows rimaste.
- Ad aprile 2026 la DINUM, la direzione digitale interministeriale, ha annunciato l'uscita da Windows a favore di postazioni Linux e ha chiesto a ogni ministero un piano per ridurre le dipendenze extraeuropee entro l'autunno.
Gli altri
- La Corte Penale Internazionale ha deciso di sostituire gli strumenti Microsoft con openDesk, la suite open source promossa dal governo tedesco, dopo le sanzioni statunitensi e le polemiche sull'accesso alla posta del suo procuratore.
- L'esercito austriaco ha portato circa 16.000 postazioni su LibreOffice, motivando la scelta con la sovranità dei dati più che con il risparmio.
- La Cancelleria federale svizzera, a settembre 2026, ha avviato un programma da circa 9 milioni di franchi per dare a 3.000 dipendenti una piattaforma di lavoro open source, affiancata a Microsoft 365, entro il 2027.
- Nel 2025 Francia, Germania, Paesi Bassi e Italia hanno fondato un consorzio europeo (Digital Commons EDIC) per sviluppare strumenti digitali aperti e sovrani.
Una precisione importante
Molti titoli parlano di "passaggio a Linux" quando in realtà l'ente ha lasciato Office ed Exchange e tiene ancora Windows. La Danimarca, per esempio, ha annunciato l'addio a Office nel Ministero della Digitalizzazione, ma ha poi chiarito che Windows resta. E non tutti vanno nella stessa direzione: l'agenzia delle entrate olandese ha confermato il passaggio a Microsoft 365 nonostante le richieste del Parlamento. La tendenza è reale, ma procede per gradi.
La lezione di Monaco
Chi è scettico cita sempre Monaco di Baviera. Il Comune aveva portato su Linux (LiMux) circa 15.000 dei suoi 29.000 PC, poi nel 2017 ha deciso di tornare a Windows, con quasi 50 milioni di euro per il nuovo client. I motivi sono noti: applicazioni che funzionavano solo su Windows, problemi di compatibilità dei documenti con l'esterno e un sostegno politico venuto meno.
Letto bene, il caso di Monaco non dice che Linux non funziona in ufficio. Dice che una migrazione fallisce se si cambia il sistema senza aver risolto le applicazioni. È la stessa lezione dei disagi di Schleswig-Holstein, ed è il punto da cui partire.
Perché riguarda anche una PMI
La fine di Windows 10
Il supporto di Windows 10 è terminato il 14 ottobre 2025. Windows 11 richiede TPM 2.0, Secure Boot e processori recenti: molti PC di cinque o sei anni, ancora veloci e perfettamente funzionanti, non sono aggiornabili. Le alternative sono gli aggiornamenti estesi a pagamento, che per le aziende costano ogni anno di più, oppure hardware nuovo. Su quegli stessi PC Linux gira benissimo.
Gli abbonamenti
Microsoft 365, antivirus, strumenti di gestione: il costo per postazione sale e si paga ogni anno, per sempre. Con il software open source il costo non sparisce, ma si sposta dalle licenze all'integrazione e all'assistenza: soldi che restano a chi segue la tua infrastruttura, non a un listino che cambia ogni anno.
Il controllo
Dove stanno i dati, chi può sospendere un servizio, cosa succede se il fornitore cambia le condizioni. Per chi tratta dati di clienti, pazienti o progetti riservati sono domande concrete, e il GDPR le rende anche obblighi.
"Linux" o "un Linux su misura"?
Installare una distribuzione qualsiasi su dieci PC è facile. Il difficile è gestirli nel tempo: aggiornamenti che rompono qualcosa, configurazioni diverse da macchina a macchina, utenti che non trovano le loro applicazioni. Una distribuzione costruita per l'azienda risolve proprio questo:
- Un'unica immagine per tutte le postazioni: stesse applicazioni, stesse impostazioni, stesso aspetto. Un PC nuovo è pronto in mezz'ora.
- Le applicazioni dell'azienda già dentro: il client del gestionale, la VPN configurata, le stampanti, i collegamenti ai servizi interni.
- Aggiornamenti controllati: passano da un repository aziendale e arrivano sulle postazioni dopo essere stati provati, non quando decide il produttore.
- Ritorno indietro: con il file system giusto, ogni aggiornamento crea un'istantanea del sistema. Se qualcosa non va, si torna allo stato precedente in pochi minuti.
- Identità dell'azienda: logo, colori, schermata di avvio e di accesso. Sembra un dettaglio, ma aiuta le persone a sentire il nuovo sistema come uno strumento di lavoro, non come un esperimento.
L'esempio: Corehop, la distribuzione di Coreway
Per dimostrare che tutto questo è alla portata di una piccola realtà, lo abbiamo fatto per noi. Corehop è la distribuzione Linux di Coreway: la uso ogni giorno sul portatile di lavoro e, avviata da chiavetta USB, come strumento di intervento sui PC dei clienti.
- Base Debian 13 con desktop KDE Plasma: stabilità di una delle distribuzioni più diffuse al mondo, con un'interfaccia familiare per chi arriva da Windows e utilizzabile interamente con il mouse.
- Una sola immagine, due usi: sistema installato completo oppure sessione live da USB, senza toccare il disco del PC.
- Avvio con Secure Boot tramite componenti firmati: parte anche sui PC di fabbrica senza modificare il BIOS. Provato su UEFI e BIOS tradizionale.
- Installazione guidata con programma grafico personalizzato: lingua, fuso e impostazioni italiane già pronte.
- Oltre 290 pacchetti selezionati: rete, diagnostica, recupero dati, sviluppo, amministrazione di sistema. Le applicazioni dei produttori si installano al primo avvio dai loro canali ufficiali.
- Repository di aggiornamenti proprio, firmato, con cache dei pacchetti Debian: tutte le postazioni si aggiornano da un unico punto controllato.
- Istantanee automatiche prima di ogni aggiornamento, su file system Btrfs.
- Identità completa: schermata di avvio, accesso, menu, temi e terminale con il marchio Corehop.
- Nessun dato sensibile nell'immagine: chiavi, VPN e configurazioni personali vengono applicate dopo l'installazione con strumenti di automazione. La chiavetta può andare persa senza conseguenze.
Il processo è lo stesso che applicheremmo per un'azienda: si parte dalle esigenze, si sceglie la base, si costruisce l'immagine in modo ripetibile, si prova su macchine virtuali e sull'hardware reale, si pubblica un canale di aggiornamenti. Cambiano le applicazioni, il marchio e le regole.
Quando conviene, e quando no
Buoni candidati
- uffici che lavorano soprattutto con browser, posta e documenti, e con gestionali web;
- postazioni dedicate a un compito: accettazione, magazzino, reparto produzione, chioschi, sale riunioni;
- parchi PC esclusi da Windows 11 ma ancora validi;
- aziende che vogliono ridurre i costi ricorrenti o tenere i dati sotto controllo.
Da valutare con attenzione
- software disponibile solo per Windows: CAD, gestionali desktop, software di macchine e strumenti. Spesso si risolve con una macchina Windows centrale raggiunta in desktop remoto, ma va verificato caso per caso;
- fogli Excel con macro complesse e scambio intenso di documenti con clienti che usano Office;
- periferiche con driver solo Windows.
Il percorso che propongo
- Inventario delle applicazioni, postazione per postazione: è il punto in cui Monaco ha fallito.
- Primo passo senza cambiare sistema: suite per ufficio, posta e condivisione open source già su Windows. È quello che hanno fatto quasi tutti gli enti europei.
- Gruppo pilota di poche persone disponibili, con assistenza ravvicinata.
- Immagine aziendale costruita sui risultati del pilota, con aggiornamenti e istantanee.
- Estensione graduale, con una soluzione chiara per le applicazioni che restano su Windows.
Non è una scelta di campo. Lasciare Microsoft non è un obbligo morale e non conviene a tutti. È un'opzione che oggi, a differenza di dieci anni fa, è concreta anche per una PMI, se progettata bene. Se vuoi capire se ha senso per la tua azienda, possiamo partire dall'inventario delle applicazioni.
Fonti
- Governo dello Schleswig-Holstein, comunicato del 4/12/2025: schleswig-holstein.de; heise sulla migrazione della posta e sui disagi: heise.de, heise.de
- Lione: The Register, CIO Online
- DINUM, comunicato dell'8/04/2026: numerique.gouv.fr; Gendarmerie: Next
- Corte Penale Internazionale: heise.de; esercito austriaco: heise.de
- Cancelleria federale svizzera: admin.ch; Digital Commons EDIC: innovazione.gov.it
- Danimarca: The Record; Paesi Bassi: Computable
- Monaco di Baviera: The Register
- Microsoft, aggiornamenti estesi di Windows 10: learn.microsoft.com; requisiti di Windows 11: microsoft.com
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